le tavole degli aristocratici siciliani

le tavole degli aristocratici siciliani

Le tavole degli aristocratici siciliani: Cosa si mangiava e come si svolgevano le feste

La Sicilia è la culla di una cultura che arriva da lontano, da epoche che hanno subito l’influenza degli antichi greci e dei romani, ma soprattutto dell’aristocrazia e del Regno dei Borbone. La cucina siciliana è legata ai prodotti simbolo dell’isola, ma allo stesso tempo è stata contaminata dall’arte culinaria spagnola e non solo. Lo sfarzo caratterizzava le tavole degli aristocratici siciliani, infatti, queste erano imbandite con posate d’oro e oggetti in ceramica dipinti da importanti artisti.

Nelle case dei nobili si gustavano liquori pregiati a base di limoni

La farina era prodotta con grani antichi siciliani, come il Perciasacco e il Russello. Oltre alla Spagna, nella cucina siciliana entra anche quella francese, con piatti come il fricassé e il ragù. Le contaminazioni hanno contribuito ad arricchire un menu che trova ispirazione dai prodotti e dalle radici di questa terra circondata dal mare. Nelle case dei nobili, spesso a tavola, come dopo pasto, si gustavano liquori pregiati e sorbetti a base degli ottimi e unici limoni, ma per rallegrare le atmosfere, anche il vino aveva un posto d’onore, sia locale, come la Malvasia e il moscato di Siracusa sia proveniente da altri luoghi. Nell’epoca dei Viceré di Sicilia e dell’aristocrazia che vi gravitava attorno, la musica non poteva mancare alle feste e agli eventi di gala, infatti, gli strumenti a fiato, allietavano i sontuosi ricevimenti, per la gioia di ospiti e padroni di casa.

Sicilia: Pietanze nobili alle feste

L’occhio vuole la sua parte, e le tavole degli aristocratici siciliani erano imbandite con raffinatezza e ricercatezza, e le squisite pietanze completavano l’opera. A tavola, fra una portata e l’altra oltre ai liquori tipici siciliani, erano offerti dolci preparati dalle monache di clausura con le materie prime che la terra offriva, come pistacchi, nocciole, ricotta, mandorle, frutta secca. Il momento del dolce per gli aristocratici e per tutti i siciliani era ed è ancora oggi considerato sacro, perché rappresenta il culmine della condivisione e della convivialità. Per questo motivo il dolce era gustato in tranquillità, in compagnia e assaggiando tutte le varietà dei dolci che la tradizione siciliana offre ancora oggi a distanza di secoli: Torrone, cannoli, cassata siciliana, frutta martorana, l’arancina dolce, l’iris fritta, la sfincia di San Giuseppe, il gelo di melone, dolci di mandorle, buccellato. Famosi e buonissimi anche i formaggi e le provole di Modica.

la tavola simbolo di convivialità e l’ospite era sacro

Spesso, i banchetti di gala, come detto, organizzati dai monasteri, erano l’occasione per festeggiare anniversari, matrimoni, l’assegnazione di una carica importante o anche per accogliere nell’ambiente aristocratico personaggi illustri. La prassi prevedeva eleganza nei vestiti, e inoltre, non era buona abitudine rifiutare una pietanza. Anche per i nobili di Sicilia, la tavola era un simbolo di convivialità e l’ospite era sacro, e per rendere piacevole ancor di più il banchetto, si raccontavano aneddoti e pettegolezzi. Il cerimoniale seguito, la classe e l’eleganza unite agli ottimi prodotti offerti, contribuivano a rendere le feste aristocratiche momenti unici e indimenticabili.

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